Il ritorno dei rendimenti obbligazionari

Le obbligazioni rappresentano un’opportunità di investimento interessante. Tuttavia, per limitare il rischio perdite, è importante valutare attentamente l’emittente e la tipologia di obbligazione prima di investire.

Quando si parla di investimenti obbligazionari, la prima cosa da prendere in considerazione è il ruolo giocato dall’inflazione sul rendimento di questi ultimi. I due aspetti, infatti, sono strettamente collegati al punto che, la fluttuazione dell’aumento dei prezzi di beni e servizi e la conseguente diminuzione del potere d’acquisto della moneta, possono influenzare significativamente l’andamento degli investimenti. Fino allo scoppio del conflitto Russia-Ucraina, i rendimenti sono stati bassi proprio a causa della bassa inflazione. Ad oggi, tuttavia, l’Istat ha registrato un aumento del tasso dell’inflazione, che già nel 2022 si aggirava intorno all’12,6% su base annua. Questo, di conseguenza, si sta traducendo in un aumento esponenziale dei rendimenti degli investimenti obbligazionari. 

Cosa sono e come funzionano gli investimenti obbligazionari? 

Le obbligazioni sono titoli di credito emessi da enti pubblici o privati, che rappresentano un’obbligazione di pagamento di un debito a chi le possiede. L’investitore che acquista un’obbligazione, diventa un creditore dell’ente emittente e ha diritto al rimborso del capitale investito e al pagamento degli interessi concordati. 

Il rendimento dell’obbligazione è determinato dall’interesse concordato, che viene espresso sotto forma di tasso fisso o variabile. Il tasso fisso rimane invariato durante la vita dell’obbligazione, mentre il tasso variabile può cambiare in base all’andamento dei mercati finanziari. 

La durata dell’obbligazione, ovvero il periodo di tempo durante il quale l’emittente deve effettuare il pagamento degli interessi e del capitale, viene indicata nel titolo stesso. Al termine di tale periodo, l’obbligazione può essere rimborsata o venduta, a seconda delle condizioni previste dall’emittente. 

Le obbligazioni rappresentano un’opportunità di investimento interessante per coloro che cercano un rendimento più stabile rispetto ad altri strumenti finanziari, come le azioni. Tuttavia, è importante valutare attentamente l’emittente e la tipologia di obbligazione prima di investire, al fine di limitare il rischio di perdite. 

Quali sono i rischi degli investimenti obbligazionari?

Gli investimenti obbligazionari, così come ogni forma di investimento, comportano dei rischi. Quando si parla di obbligazioni sicurezza e redditività sono concetti che spesso si contrappongono: alti interessi sono spesso la controparte di alti rischi. 

Esistono vari tipi di rischi che possono essere associati alle obbligazioni:

  • Rischio di interesse: ovvero il rischio che il prezzo del titolo diminuisca in base alla diminuzione dei tassi di interesse.
  • Rischio di credito: cioè il rischio legato alla possibilità che chi ha emesso l’obbligazione – ossia il cosiddetto “emittente” – non sia in grado di pagare né gli interessi né il capitale.
  • Rischio di liquidità: questo rischio si riferisce alla difficoltà di vendere rapidamente e a un prezzo vantaggioso le proprie obbligazioni prima della scadenza.
  • Rischio di cambio: questo rischio riguarda la variazione del rapporto di cambio tra le due valute, nel caso in cui si investa in obbligazioni denominate in valuta diversa da quella domestica.

È importante ricordare che gli investimenti obbligazionari non sono tutti uguali e possono comportare rischi diversi, quindi è sempre consigliabile consultare un esperto finanziario prima di effettuare investimenti. 

Impatto dell’inflazione sui rendimenti obbligazionari: l’esempio del rischio di interesse  

Come anticipato, l’inflazione e, dunque, il rischio di interesse, possono avere un impatto significativo sui rendimenti obbligazionari. Per questo motivo monitorare il tasso di inflazione in modo corretto è fondamentale al fine di considerare solo gli investimenti volti a proteggere il loro potere d’acquisto. 

Ma cosa succede, effettivamente, al variare dell’inflazione?   

Prendiamo l’esempio di un’obbligazione con un tasso di interesse del 4% e una scadenza di 10 anni. Se l’inflazione è del 3%, il valore reale dei rendimenti obbligazionari è solo dell’1%. Tuttavia, se l’inflazione aumenta al 10%, il valore reale dei rendimenti obbligazionari diventa negativo (-6%). In questo caso, l’investitore ha perso denaro investendo in obbligazioni. 

INVESTIRE IN OBBLIGAZIONI: ESEMPIO

Quando l’inflazione aumenta, perciò, il rendimento reale dei rendimenti obbligazionari diminuisce, e viceversa. Con un inflazione su base annua al 12,6% (dato Istat 2022), l’investimento in obbligazioni diventa quindi molto meno interessante. 

Affidarsi ad un intermediario esperto che sappia cogliere ogni opportunità del mercato e contrastare gli effetti negativi dell’inflazione, appare dunque fondamentale. 

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